( domenica, 22 novembre 2009; 11:15 )
Di ciascuno, e di me stessa, amo scoprire in che rapporto stiano i suoi uomini e le sue donne...
Una spada flessibile, duttile e forte, una spada che danza, che obbedisce con orgoglio alle rigide leggi, ai duri ritmi del suo ferro.
Una spada volevo essere, anima e corpo.
Odio questa misera mia anima piangente, che resiste con pazienza, schiacciata o torturata da mani altrui.
Ti odio anima pigra e sognatrice.
Morirai.
Aiutami, odiata sorella della mia attesa, aiutami a essere una spada,
una spada di temperato metallo che danza.
[K. Boye]
( mercoledì, 28 ottobre 2009; 22:56 )

Se la luna sorridesse, somiglierebbe a te,
tu lasci lo stesso sapore
di qualcosa di bellissimo, ma che annichilisce.
Sia tu che lei siete grandi seccatori.
La sua bocca a O si addolora sul mondo. La tua è immobile
e il tuo primo dono è pietrificare ogni cosa
Lì c'è un mausoleo. Qui ci sei tu,
picchietti il marmo del tavolino con le dita, cerchi le sigarette,
maligno come una donna, ma non così nervoso,
e muori dalla voglia di dire impertinenze.
Anche la luna umilia i suoi sudditi,
ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
arrivano per posta con un'adorabile regolarità,
bianchi e vani, espansivi come il monossido di carbonio.
Non vi è un solo giorno al riparo da tue notizie,
forse a spasso da qualche parte in Africa, ma sempre pensando a me.
Sylvia Plath
( domenica, 18 ottobre 2009; 20:28 )
...manifestarsi a se stessa...
...come il gigante dei propri sogni...
...oppure...
...come il nano delle proprie paure...
tertium non datur
( martedì, 29 settembre 2009; 20:10 )
Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini...
E martirio è il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s'aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.
[P. Valduga]
( sabato, 12 settembre 2009; 12:28 )
Abbiamo smesso d'inventare parole,
senza mai trovare quella che voleva dire
vivere...
[Abbiamo smesso?]
( sabato, 05 settembre 2009; 22:51 )
Ti ho dato tutto, la quotidiana preghiera
e la struggente febbre dell'insonnia...
Nessuno è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste.
[Anna Achmatova]
( giovedì, 23 luglio 2009; 18:28 )
Lei disse: "Io sono Teresa di Gesù",
e lui replicò: "Io sono Gesù di Teresa".
( domenica, 12 luglio 2009; 10:19 )
Lasciamo una macchia, la nostra impronta, impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro modo per essere qui....
se non esiste, me lo costruisco da favola...
( venerdì, 26 giugno 2009; 19:01 )
( domenica, 03 maggio 2009; 23:06 )
Terribile cadere nelle mani del dio vivente...
...chi è vicino a lui, è vicino al fuoco...
...chi è lontano da lui, è lontano dal regno...
[Ebrei 10.31]
( domenica, 12 aprile 2009; 23:23 )

Dalla mia parete pende
un lavoro giapponese,
di legno, maschera
di un cattivo demone
laccata d’oro.
Con senso partecipe
vedo le vene
gonfie della
fronte mostrare
quanto sia faticoso
essere cattivi.
B. Brecht
( lunedì, 19 gennaio 2009; 19:31 )
E sorpresa non è più
che la bianca distesa
non sia neve
( sabato, 29 novembre 2008; 14:02 )
Il soldato venne a bussare alla porta della regina
E disse: “Non combatterò più per te”.
La regina sapeva di aver già visto il suo volto altrove
E lentamente lo lasciò entrare.
Lui disse: “Guardavo il tuo palazzo quassù sulla collina
E mi chiedevo chi fosse la donna per cui tutti noi uccidiamo
Ma domani io me ne andrò e tu potrai fare ciò che vuoi
Ma prima voglio chiederti perché”.
Per il lungo e stretto vestibolo lo condussero
Fin dentro le sue stanze dai rossi arazzi
E lei mai non si tolse la corona dalla testa
E gli chiese di sedersi.
Lui disse: “Ora ti vedo e sei talmente giovane
Ma io ho visto più battaglie perse che battaglie vinte
E ora l’intuito mi dice che è tutto per tuo divertimento
E ora mi dirai perché?”.
La giovane regina lo fissò con sguardo arrogante
E disse “Non capiresti, non provarci neppure”.
Ma aveva un volto da bambina ed egli pensò che avrebbe pianto
Ma lei si chiuse come un ventaglio.
E disse: “Ho ingoiato un filo segreto ardente
Mi taglia dentro e spesso mi fa sanguinare”.
Lui allora posò la mano sulla sua testa
E la fece chinare fino a terra.
“Dimmi, quanto hai fame? Quanto ti devi sentire debole
Per stare a vivere qui da sola e senza mai mostrarti
Ma io non marcerò più sul tuo campo di battaglia”.
E la portò alla finestra a guardare.
E il sole era oro, anche se il cielo era grigio
E lei voleva più di quanto avrebbe mai potuto dire
Ma ne era spaventata e lo sapeva, e si scostò
E non lo guardò più in viso.
Lui disse: “Io voglio vivere da onestuomo
Ricevere ciò che merito e dare ciò che posso
E amare una giovane donna che non capisco
Altezza, i tuoi modi sono così strani”.
Ma la corona era caduta e lei pensò di essere finita
E stava là immobile, vergognandosi per come le doleva il cuore.
Lo accompagnò fuori dalla porta e gli chiese di aspettare,
Lei sarebbe rientrata solo per un attimo.
In lontananza udirono il suo ordine
E uccisero il soldato che ancora aspettava una sua parola
E mentre la regina continuava a straniarsi nella solitudine che si era scelta.
La battaglia continuava.
S. Vega
( sabato, 01 novembre 2008; 16:54 )
...e tacendo gli si arrampicò dentro
ad offrirgli il suo modo migliore di essere sposa...

GIOVANNA D'ARCO, LA PASSIONE.
( venerdì, 03 ottobre 2008; 18:40 )
Per motivi non chiari
in circostanze ignote
l'Essere ideale smise di bastarsi.
[W. Szymborska]